Vorrei che tutti leggessero…

Numero 32 – Bimestre set-ott 2020 – Pagina 14

…non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo…

Per il titolo di questo articolo abbiamo scelto quella che secondo noi è una delle più belle frasi di Gianni Rodari, forse la migliore per introdurre questo pezzo che è ancora una volta atipico per la pagina della scuola Di Donato: un articolo collage che raccoglie i contributi dei nostri alunni, alcuni riportati alla lettera, altri rielaborati e condensati il più possibile fedelmente.
La ragione di questa anomalia è legata alla difficoltà di lavorare con gli studenti in questo periodo di emergenza da Coronavirus. Speriamo sia l’ultimo intervento di questo tipo e che dal prossimo numero saremo di nuovo in grado di pubblicare ciò che elaboreranno le classi.

I suggerimenti di Rodari. Perché iniziare con una frase di questo poliedrico autore? Rodari ha scritto per i piccoli, ma i suoi messaggi sono diretti soprattutto ad un pubblico adulto che dovrebbe assimilare i suoi ‘suggerimenti’, prima di veicolarli verso i minori, per non correre il rischio di banalizzare i messaggi stessi. Quest’anno ricorre il centenario della sua nascita (23 ottobre 1920), alla Di Donato avevamo, perciò, deciso di dedicargli il ‘maggio dei libri’. La manifestazione è stata posticipata ad ottobre, ma ugualmente i ragazzi, anche se a distanza, hanno costruito simpatiche attività ispirandosi alle sue opere.Tre classi in particolare hanno espresso il piacere di farci partecipi delle loro fatiche: una terza e due prime.

Il Corona Birus. La III-D ha creato un racconto ispirandosi al libro ‘Tante storie per giocare’, nel quale ogni racconto presenta tre finali. Naturalmente il soggetto è il Covid, per l’occasione battezzato Corona Birus. La loro storia inizia così:
«Era l’anno 2020 quando sulla Terra ci fu una vera catastrofe: bambini e bambine furono imprigionati nello schermo dei loro computer, mentre il temibile Corona Birus vagava per le città. Il Corona Birus era un Re che beveva tanta birra ed era sempre ubriaco. Aveva il potere di far svenire e addormentare tutti quelli che incontrava… Per salvare il futuro dell’umanità i piccoli umani erano stati rinchiusi negli schermi dei loro computer, per non essere contagiati dal cattivissimo Re.»
Nel primo dei finali i piccoli umani spaventano il Birus indossando armature, nel secondo lo intrappolano nei pc, nel terzo distruggono le sue scorte di birra sostituendola con tè verde.

Grammatica e fantasia. La I-C ha letto le favole raccolte nella ‘Grammatica della fantasia ed i bimbi si sono divertiti a copiarle, rigorosamente sui bei quadernini a righe, in bella scrittura, ed ad illustrarle. Qualcuno ha inserito anche un piccolo commento, come quello di Dario che a ‘La cicala e la formica’ ha aggiunto: «Anche a me piace la cicala, viva la musica!!!».

Il cane e l’armadio. La I-D ha scelto una frase di Gianni Rodari, «Un storia può nascere solo da un binomio fantastico», e si è divertita a giocare sulla coppia ‘cane-armadio’. L’armadio è diventato di volta in volta una cosa diversa.
In alcuni casi è diventato un rifugio da un pericolo, un riparo tranquillo. Nel racconto di Filippo un cagnolino spaventato si nasconde nell’armadio. Tea invece immagina un cane stanco che vuol dormire tra i morbidi piumini.
L’armadio è divento poi un luogo di gioco: per Nina, Samantha, Deysi ed Eva un nascondino; per Leone il luogo di tutti i giochi.
Quindi l’elemento di un conflitto. Olivia ha immaginato un cane strano perché gli piaceva sbattere contro l’armadio. Malena ci ha raccontato di un armadio che per andare in ufficio cavalcava un cane, ma un giorno il cane lo disarcionò. Pietro di un cane che aveva l’abitudine di dormire nell’armadio, ma il padrone non era d’accordo. Viola: il cane rompe l’armadio e la padrona lo punisce. E Valerio: un cane saluta un armadio, ma questo non gli risponde.
In altri casi viene fuori un racconto fantastico, come nel caso di Alice: il cane nell’armadio si trasforma in abiti; Davide: l’armadio parte col suo cane Rochi per un viaggio nel mondo dei dinosauri; Gabriel: un armadio ‘matrioska’; Nicola: un viaggio fantastico nel deserto.
Valeria, invece, più concreta utilizza l’armadio per riporre i suoi lavori, fatti con il cagnolino vicino.
Il racconto più tenero è, però, quello di Arturo, costituito da una sola frase: «Un cane un giorno incontrò un armadio e diventarono amici.»
Ovviamente chiunque mostri il desiderio di conoscere per intero le loro storie, ed anche quelle di altre classi, potrà sempre venire nella nostra biblioteca a leggerli.

La torta in cielo. A Rodari, infine, è dedicato il premio letterario ‘Pennino e Calamaio’, che quest’anno invita a produrre una storia fantastica ispirata alla ‘Torta in cielo’: se questa favola è ambientata nel quartiere del Trullo, i nostri racconti dovranno muoversi tra le vie dell’Esquilino.

Patrizia Pellegrini