B&B fuori controllo

L’incremento esponenziale degli affitti brevi, regolari e non, da un lato produce ricchezza e occupazione, dall’altro crea un progressivo abbandono di residenti e studenti e molti disagi per i condòmini. L’assenza di controlli e la normativa lacunosa non aiutano
(Numero 50 – Bimestre nov-dic 2023 – Pagina 1,3)

È capitato a tutti almeno una volta di vederli: da soli o in gruppo, una mano che trascina il trolley sui marciapiedi sporchi e sconnessi di Roma e nell’altra lo smartphone, un occhio alla navigazione e ogni tanto testa in su per capire se sono arrivati nel posto giusto. Sono i turisti di case vacanze e bed and breakfast (b&b). Secondo le rilevazioni ufficiali dell’Ente Turismo del Lazio, nel 2022 nell’area di Roma Capitale si sono registrati oltre 5,5 milioni di turisti alloggiati presso b&b e case vacanze, su un totale di oltre 15 milioni (+176% rispetto al 2021, anno secondo della pandemia). Il turismo rappresenta un’attività economica fondamentale: se si pensa che vale il 3,9% (6,7 miliardi di euro) del Pil regionale e che Roma rappresenta l’88% del turismo laziale, si capisce perché gli amministratori capitolini dedichino tanta attenzione a questo settore economico, non altrettanta ai residenti. L’incremento esponenziale di case vacanze, affitti brevi e b&b sta producendo un progressivo abbandono da parte delle famiglie residenti – spesso tentate di trasformare gli appartamenti in alloggi turistici per incrementare i loro redditi – e un difficile insediamento di quelle nuove, a causa di case non disponibili per affitti lunghi. Anche gli studenti subiscono la concorrenza di tali strutture e non riescono più a trovare stanze in affitto perché i turisti sono disposti a pagare molto di più. Il tessuto sociale e residenziale dei rioni storici si sta perciò snaturando: non più spazi vissuti stabilmente dai loro abitanti e dagli esercizi storici, ma luoghi che rispondono solo ai bisogni di chi è di passaggio nella città, dove trovare l’alloggio breve, la ristorazione veloce e i servizi turistici. Anche se non esistono dati disaggregati per l’Esquilino, dai riscontri avuti dalle agenzie immobiliari della zona si rileva che l’aumento di tali strutture recettive è più che raddoppiato dopo la fine della pandemia e che in vista del nuovo Giubileo 2025 (attesi circa 30 milioni di fedeli) si prevede un ulteriore incremento.

I residenti sono frustrati dalle continue
nuove aperture e non risparmiamo critiche.

Dice Beatrice Manzari, abitante in un condominio sotto i portici di piazza Vittorio: «La situazione è drammatica, i nostri edifici sono presi d’assalto da sciami quotidiani di turisti ‘mordi e fuggi’, per lo più incuranti delle regole condominiali e responsabili dei tanti disagi – come ascensori sovraccaricati dai bagagli e spesso bloccati, sporcizia lasciata nei cortili e negli androni, schiamazzi nelle ore notturne – dei quali i condòmini residenti sono vittime inermi. Neanche le assemblee condominiali possono opporsi all’apertura di tali strutture». Questo succede, sia perché i vecchi regolamenti non contemplavano questa situazione, sia perché alcune sentenze giudiziarie hanno sancito il diritto dei proprietari all’apertura di tali strutture.
Altri disagi denunciati dai cittadini, spesso attraverso i social, parlano di smaltimento della spazzatura non corretto, del consumo eccessivo dell’acqua, rumori di valige e docce anche nelle ore notturne. Tra l’altro, non è possibile applicare un incremento delle spese condominiali per questi usi e consumi extra, perché le spese, secondo la normativa vigente, debbono essere ripartite per i millesimi dei singoli condòmini.

Si snatura il tessuto residenziale urbano del rione.
Ma esiste una regolamentazione?

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Già nel 2015 e nel 2018 Il Cielo trattò la questione e non sembra sia cambiato molto nel tempo. I regolamenti, nazionali, regionali e comunali sono pieni di lacune. Serve una nuova normativa organica per uscire da questa situazione. Quella attuale prevede varie tipologie di strutture, ma la distinzione principale è tra le gestioni imprenditoriali e le locazioni turistiche non imprenditoriali. Queste ultime (che comprendono sia le case vacanze che i b&b) sono le tipologie maggiormente responsabili della proliferazione selvaggia, grazie ai pochi adempimenti necessari per le aperture: niente partite Iva, niente registrazione al Registro delle imprese, agevolazioni fiscali, cedolare secca e ricevute non fiscali. Una casa vacanza, inoltre, è molto facile da gestire in quanto permette l’affitto di intere case senza l’aggiunta di servizi come la colazione e la pulizia della camera. I b&b avrebbero perlomeno l’obbligo di residenza dei gestori all’interno dell’appartamento, ma la mancanza di controlli fa sì che molti riescano a gestirli anche a distanza, affidandosi a collaboratori esterni. E come sempre capita dove non esiste una regolamentazione completa e dei controlli costanti, cresce il fenomeno dell’abusivismo: un’indagine realizzata recentemente dal Comune di Roma ha evidenziato oltre 12 mila alloggi abusivi sui 26 mila alloggi per affitti brevi disponibili a Roma!
La regolamentazione italiana è molto blanda rispetto ad altre capitali europee e ogni piattaforma fa da sé. Se su Airbnb serve indicare solo l’aliquota della tassa di soggiorno che poi andrà versata al Comune, su Booking per pubblicizzare il proprio b&b bisogna invece inserire il Codice Identificativo Regionale (Cir) da ottenere dal Comune per avviare l’affitto. Per farlo bisogna dichiarare al Comune quanti posti letto sono disponibili e se è garantito un qualche servizio, come la colazione, per poi chiedere anche l’adeguamento della Tari. Ma finisce qui. Nessuno controlla poi se con un solo codice si affittano altri appartamenti non mappati e quindi si perde traccia di nuovi posti letto.
Al contrario di quanto accade in Francia, Spagna e altri paesi europei, la legge nazionale non consente alle amministrazioni locali di limitare le aperture in una specifica zona di Roma. Parigi per esempio ha potuto fissare per ogni ‘arrondissement’ il numero di alloggi per tipologia turistica. Provvedimento simile a Barcellona, che ha posto un tetto alle licenze in zone centrali e turistiche come la Barceloneta. A New York intanto il sindaco ha emesso una regolamentazione severa: tutti i proprietari che vogliono affittare per meno di 30 giorni debbono risiedere nei loro appartamenti e ospitare due persone al massimo.
In Italia invece si è in attesa della nuova normativa nazionale che il Ministero del turismo deve presentare, ma non sembra che essa contenga vincoli più serrati per gli affitti brevi.Intanto ci si attrezza come si può. Il sindaco di Firenze, per esempio, ha pensato a sgravi sull’Imu per gli affitti a lungo temine, ma sembra che per il momento non possa fare molto altro.
L’assessore al Turismo di Roma Capitale, Alessandro Onorato, lo scorso settembre ha dichiarato, in una intervista rilasciata al Corriere della sera, che un modo ci sarebbe per controllare l’abusivismo: basterebbe obbligare i portali a chiedere agli affittuari un codice identificativo che viene rilasciato dai comuni per poter pubblicizzare gli alloggi online.
Ma questo deve essere fatto con legge o decreto nazionale. Contrastare il fenomeno quindi si può. Aspettiamo che le nostre Amministrazioni facciano qualcosa!

Maria Grazia Sentinelli