Mobi e Monne: gli odierni gemelli di Roma Capitale

Mobilità e ‘monnezza’: due servizi pubblici capitolini che hanno identici caratteri e connotati
(Numero 26 – Bimestre lug-ago 2019 – Pagina 2)

La leggenda racconta che Roma sia nata da un’idea di due fratelli gemelli, ma poi all’atto pratico della scelta del luogo dove collocarla e della definizione del tracciato del confine, iniziarono a litigare e uno ammazzò l’altro. Fin dall’inizio gli interessi connessi a un piano regolatore urbano scuotevano gli animi.
E così la città nacque su un libro dei sogni. Si disegnò un avvenire radioso, fondato, allora come oggi, su un ampio programma senza programmazione delle opere e senza priorità. La Cloaca Massima e Ponte Tazio dormivano nel futuro. C’erano le case e gli abitanti maschi, mancavano le donne. Si organizzò una grande festa (oggi si chiamerebbe processo partecipativo), e si fece uno stupro di massa alle donne che erano intervenute. Ma i due gemelli, con il loro concepimento e nascita avevano già provocato la condanna a morte della loro mamma, povera Rea Silvia! E povero Ignazio Marino scaraventato dal Campidoglio!
I gemelli del terzo millennio. Passano gli anni, i secoli, addirittura i millenni e da Mamma Roma nascono, combinazione, due gemelli: MOBI e MONNE, nomi abbreviati per Mobilità e Monnezza. Questi due fratelli gemelli, pur nati in anni differenti, hanno la stessa indole: sono sciuponi con i soldi, fanno debiti a più non posso sperando che prima o poi qualcuno li saldi, sono svogliati sul lavoro, hanno una grande passione per i fuochi e le fiamme, specie se a prendere fuoco sono autobus e depositi di rifiuti grandi e piccoli, dal TMB di via Salaria ai cassonetti.
Per i fratelli MOBI e MONNE forse dei bei matrimoni potrebbero risolvere la situazione, ma alcuni possibili partiti hanno già detto di no e altri propongono contratti matrimoniali di durata o troppo breve o troppo lunga. Sembrano tante toccate con rapina e fuga.
Ma se si cambiasse nome? Anzi, dato che ci siamo, cambiamo anche i connotati.
Scordiamoci del passato! Che sorgano nuove di zecca le Aziende Pubbliche Speciali! Le aziende speciali sono enti strumentali di diritto pubblico… Ma è una strada lunga: si tratta di smantellare una ‘privatizzazione’ che ha trasformato l’originaria azienda in società privata, consentendo una grande libertà procedurale nelle assunzioni del personale e nella nomina della dirigenza, che ora avvengono in base a norme civilistiche e su direttive della proprietà, e non in base alle norme pubbliche dell’ente locale.
A proposito di Monne. La Nuova Monne dal 3 giugno, ha un vestito nuovo confezionato dalla premiata ‘Sartoria Rattoppi – Giunta di Roma Capitale’, modello Nuovo Contratto di Servizio di AMA. “Sono molte le novità – ha dichiarato giubilante la Sartoria Rattoppi – tra queste, prima di tutto, il rafforzamento delle penali per le carenze nei servizi al cittadino: andranno ad incidere sulla parte variabile del salario del management e della dirigenza” quindi “se la città è sporca il management dell’AMA ne paga le conseguenze in busta paga”. Tutto diverso da un secolo fa. Nel 1909, quando nacque una prima municipalizzata per la gestione della tranvia, ai lavoratori era garantita una partecipazione agli utili di azienda pari al 22%.
Tra le novità dichiarate figura “Un cambio di rotta che pone al centro dell’attenzione dell’Azienda i servizi di pulizia di spazzamento e la rimozione dei rifiuti dalle strade”. Ci mancherebbe altro! All’abitino di foggia ecologica, non mancano gli accessori – cioè la minimizzazione di polveri, gas, vapori, maleodoranze e rumori – però mancano borse e borselli nei quali mettere i RAEE (rifiuti apparecchi elettrici ed elettronici), gli oli usati, i piccoli ingombranti per esempio una sedia rotta, e le piccole ma molto inquinanti batterie usate. E di dove mettere le cicche ne vogliamo parlare? Ma se poi diciamo ‘no’ alle discariche e agli inceneritori, ammesso che si arrivi al 50% di differenziata per il 2019 e al 70% per il 2021, dove si mette il rimanente 50-30%? Dove si nasconde? Forse nelle costruende ‘domusecologiche’, come ha dichiarato la sindaca nonché assessora all’ambiente l’11 giugno alla Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.
Peccato che il vestitino nuovo di MONNE(zza) porti ancora la vecchia etichetta SPQR: Sono Porci Questi Romani!
(Continua nel prossimo numero)

Carlo Di Carlo