Edicole. Luci della città

All’Esquilino, come nel resto di Roma, la crisi della carta stampata fa sentire i suoi effetti sulle attività di rivendita. Molte sono state già costrette alla chiusura. Chi resta cerca nuove fasce di mercato
(Numero 30 – Bimestre mar-apr 2020 – Pagina 1,6)

Massimo, Antonio, Alessandra, Anna, Paolo, Patrizia, Luciano, Franco, Roberto… Gli edicolanti e le edicole, più di ogni altro esercizio commerciale, sono da sempre il punto di riferimento del vicinato. Le prime luci ad accendersi nella città. Ci si va per omprare il quotidiano ma, maggiormente, ci si va per aggiornarsi sulle novità del quartiere.
La crisi del mercato. Da qualche anno, complice internet e le sue ricadute sull’editoria, le abitudini delle persone sono cambiate. Le nuove generazioni non hanno raccolto l’eredità delle vecchie, per le quali quello della lettura mattutina del quotidiano era un rito da rispettare. La vendita dei quotidiani è stata estesa a grande distribuzione e librerie, ma l’effetto è stato solo quello di aggredire ulteriormente un mercato già in calo. Il fatturato del settore è passato dai 5 miliardi di 10 anni fa ai nemmeno due miliardi di oggi. Il numero delle edicole è calato drasticamente. Quelle ancora aperte fanno fatica a sopravvivere. Una tendenza evidente anche nel nostro rione. Anni fa sulla sola piazza Vittorio c’erano ben sei edicole, ora ne sono rimaste solo due. La zona sud dell’Esquilino è rimasta completamente priva di rivendite.
Negli ultimi anni hanno chiuso l’edicola di piazza Porta Maggiore, quella di piazza Santa Croce in Gerusalemme, quella di piazza di Porta San Giovanni e quella di via Emanuele Filiberto, che è ora in cerca di acquirenti. Altre sono in vendita anche se ancora in attività, come quella di viale Manzoni, angolo via Merulana.
A fine gennaio si è tenuta una ‘notte bianca delle edicole’ con l’intento ridiscutere la percentuale riconosciuta dagli editori sugli incassi, ferma al 2005. L’unico risultato raggiunto è stato però solo quello di avere fatto riparlare del tema per un giorno.
Nuovi prodotti e nuovi servizi. Per ovviare, spesso le edicole aprono alla vendita di prodotti vari, giocattoli, bibite, gadget turistici, occhiali, caramelle. A volte snaturando completamente l’esercizio. Oppure si ricorre a servizi di pagamento, tipo Lottomatica, alla consegna di pacchi e raccomandate, bancomat, fotocopie, tour turistici, biglietti vari. Ma, per accedere ad alcuni di questi, occorre avere uno spazio adeguato e, a volte, anche un discreto volume di affari. Da qualche mese il Comune di Roma ha lanciato un’iniziativa che consente di ottenere certificazioni anagrafiche presso le edicole. Anche questo servizio necessita però di strutture adeguate. Finora nessuna edicola del nostro rione ha aderito, ma qualcuno ci sta pensando. In altre città si sta sperimentando l’esperienza delle edicole come ‘portiere di quartiere’, con servizi che vanno dalla ricerca dell’artigiano (elettricista o idraulico) o della colf di fiducia, all’aiuto a fare la spesa, all’assistenza per anziani o studenti.
Via Merulana. Massimo apre ogni mattina la sua rivendita di giornali in via Merulana dal 1978. “Per continuare – ci dice – bisogna metterci passione e impegno. A volte i giovani si avventurano, ma è un’attività che non va presa alla leggera. Chi ha le mura di proprietà riesce ad andare avanti, ma chi ha un affitto da pagare deve per forza trovare altre entrate”.Una parte degli incassi viene dai giocattoli, che spesso i nonni acquistano per i nipotini. “I genitori – spiega – devono educare i loro figli alla parsimonia. I nonni no”.
Via di Porta Maggiore. “A mio parere buona parte della crisi è stata generata dagli smartphone – ci dice Antonio Palumbieri di via Porta Maggiore – Le persone passano sui social network il tempo che una volta era dedicato alla lettura del quotidiano. Sono in molti che si informano solo sui social. Con il tempo la situazione non potrà che peggiorare. Oggi la persona più giovane che compra il quotidiano ha 52 anni”. Anche i collezionabili sembra che non vadano più come un tempo. I bambini non mostrano più la curiosità di una volta. Le stesse figurine dei calciatori, una volta protagoniste, oggi sono molto in calo, e spesso l’acquisto è legato più alla passione dei padri che dei figli.
Via di Santa Croce in Gerusalemme. Il chiosco all’angolo tra via di Santa Croce e viale Manzoni è uno di quelli storici, la concessione risale al 1900. È rimasto chiuso per 13 mesi ed ha da poco riaperto, solo di mattina, anche per non dover riconsegnare la licenza. “Aprendo la partita Iva potremmo vendere qualsiasi cosa – ci racconta Anna – ma preferiamo restare edicolanti. Mia madre Giuseppina ha trascorso in edicola tutta la sua vita, cominciò a sei anni e vi restò fino ai 94. Fu anche premiata come edicolante più anziana”.
Piazza Vittorio. Alessandra, dell’edicola di piazza Vittorio, altezza via Mamiani, è molto determinata. “È un lavoro che faccio con amore, anche se comporta molti sacrifici. A chiudere oggi non ci sto. Finché posso voglio andare avanti. Non mi voglio fermare”. Una buona dose di responsabilità la attribuisce anche alle singole persone, che dovrebbero sostenere maggiormente le attività. Altrimenti è inutile poi lamentarsi del fatto che di edicole non se ne trovano più!

Riccardo Iacobucci